Nel novembre 2014, nel corso del convegno “I Contratti di Fiume per la sicurezza idraulica della Toscana” organizzato dall’Unione Regionale dei Consorzi di Bonifica (Urbat), in collaborazione con il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume e con l’Accademia dei Georgofili, è stata presentata e condivisa l'intenzione di attivare un Contratto di Fiume per 8 corsi d’acqua della Toscana: Carrione, Canale Maestro della Chiana, Pesa, Ombrone Pistoiese, Egola, Cornia, Albegna e Ombrone Grossetano, che vanno ad aggiungersi ai due fiumi (Serchio e Arno) già interessati da questo strumento.

L’iniziativa, ospitata dall’Accademia dei Georgofili, è stata organizzata dopo l’IX Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume. 

Il presidente dell’Urbat,  Marco Bottino, ha evidenziato che "con il Contratto di Fiume enti, comitati, associazioni, cittadini e stakeholders interessati, a vario titolo, a un corso d’acqua, siedono a un tavolo comune per discutere interventi e provvedimenti. L’obbiettivo è dare inizio ai lavori in modo concordato, evitando, ad esempio, il continuo verificarsi di ricorsi e contestazioni che spesso frenano il procedere di lavori già decisi e finanziati".

Nel suo intervento, il capo unità di missione del Governo contro il dissesto idrogeologico Erasmo D’Angelis, ha detto che "il nostro Paese ha iniziato, anche nell’ambito della sicurezza idrogeologica, una nuova stagione e il primo test, positivo, sono stati i circa 300 cantieri che abbiamo sbloccato e aperto in questi mesi grazie anche alla nomina dei presidenti di Regione come commissari di governo contro il dissesto. I Consorzi di Bonifica sono enti operativi all’interno di questo sistema che prevede una nuova filiera delle responsabilità, con compiti più chiari e precisi. Con il Piano nazionale di prevenzione ci aspettano 6 anni di cantieri, circa 7000 in tutta Italia, per 9 miliardi di euro con l’obiettivo di mettere in sicurezza il territorio e difenderci da frane e alluvioni".

L’assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, Gianni Salvadori, ha sottolineato che "non è più possibile continuare a gestire separatamente ambiente, sicurezza, agricoltura e sviluppo ma occorre farsi carico del territorio in modo globale e unitario, cercando di coniugare la massima trasparenza nelle procedure a spazi concreti per intervenire e per essere operativi. Dobbiamo pensare a come sciogliere il nodo delle polizze assicurative legate ai disastri e a come tornare a lavorare nei boschi, perché solo una corretta manutenzione dell’ambiente boschivo può evitare disastri a valle".

Giampiero Maracchi, presidente dell’Accademia dei Georgofili,  ha ricordato che "l’Italia è l’unico paese oggi in Europa a non avere ancora istituito le assicurazioni obbligatorie contro il rischio idrogeologico. Sarebbe un sistema certamente efficace per reperire le risorse finanziarie necessarie al ripristino della sicurezza del territorio senza gravare eccessivamente nelle tasche dei contribuenti. Dal punto di vista climatologico, siamo ormai consapevoli che episodi di precipitazioni molto intense e veloci saranno sempre più frequenti. Occorre dunque organizzarsi operativamente per fronteggiare in anticipo queste evenienze".

Anche secondo  Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (Anbi), "i Contratti di Fiume  sono un innovativo strumento di pianificazione dal basso, già operativo all’estero e da poco introdotto in Italia. I Consorzi di Bonifica non possono che salutarne la diffusione con grande interesse, facendosene proponenti. Servono però anche adeguati strumenti di pianificazione urbanistica. In questo senso, si guarda con attenzione alla Regione Toscana e alla recente legge per limitare il consumo di suolo».

Nei giorni successivi, al Centro Arte e Cultura dell’Opera di Santa Maria del Fiore in piazza San Giovanni, si è poi svolto il workshop formativo "Obiettivi e approcci ai Contratti di Fiume in Toscana", introdotto da  Massimo Bastiani, coordinatore nazionale dei Contratti di Fiume, che ha sottolineato: "Il Contratto di Fiume è uno strumento di carattere volontario, che non va ad aumentare il numero dei vincoli o degli enti incaricati di intervenire sui corsi d’acqua. Si tratta di un tavolo di concertazione strategica che chiama gli enti esistenti e gli stessi cittadini a un nuovo livello di responsabilità, e che sta trovando un riconoscimento nazionale nell’emendamento al Testo Unico Ambientale approvato alla Camera e in discussione al Senato".